mercoledì 8 marzo 2017

un pistacchio tira l'altro


Da quando ho il forno nuovo mi ritrovo a non comprare più merende per la mattina, infatti sforno una media di 3 torte a settimana e a volte anche di più, solo che la richiesta inizia a dover diventare varia, mica le mie due esigenti bocche si accontentano di mangiare sempre la solita torta.
La nuova tortiera presa per meno di 4 euro in uno dei tanti discount mi ha dato lo stimolo giusto.
Devo ammettere che con il forno vecchio che avevo non mi dava soddisfazioni preparare le torte, sembrava proprio che non fossi capace: cosa non fa un forno moderno e tecnologico per una che sa cucinare, si apre un mondo che non conosceva.
Prima o poi preparerò il post anche per il forno nuovo che è stato peggio un parto averlo in casa, ma questa è un'altra storia.

Dopo la torta agli amaretti di una generosa Toni che gentilmente ha condiviso la ricetta, dopo le torte bimby che butti tutto nel boccale e mixi, dopo le torte di iFood, e dopo le torte dei Fables ho deciso di provare a pesare gli ingredienti che avevo sempre usato e modificare fino ad ottenere (fortuna?) una torta sorprendentemente buona.





Ho capito che la pasticceria è una scienza esatta ed era da qualche mese che volevo provare per cui mi sono armata di foglio di calcolo e fatto proporzioni varie fino ad avere queste dosi per una tortiera da 26 cm.

Sono partita dalla disponibilità della crema di pistacchio, ossia da quanta ne avevo e ho proceduto calibrando gli ingredienti attorno a questa.
Essendo molto consistente dovevo  trovare un impasto che potesse bilanciare sia la dolcezza che la consistenza.

Premetto che non è una torta economica che si prepara con le cose che si hanno in casa, la crema di pistacchi costa e nemmeno poco ma se la sia ha in casa ed è vicina alla scadenza tanto vale tentare.
Io appunto avevo due vasetti che mi ero presa l'estate scorsa per preparare i gelati di questo nettare verde




200 gr di farina
60 gr di fecola di patate
1 bustina di lievito da dolci
180 gr di zucchero 
4 uova medie intere (circa 50 gr l'uno)
240 gr di latte
240 gr di pasta di pistacchio


potete farla nel bimby, o in qualsiasi altro mixer,  buttando tutto insieme e poi azionando fino a che gli ingredienti non diventano un bel composto fluido e omogeneo, oppure in planetaria prima i liquidi e poi le polveri, oppure a mano ma incorporare la pasta di pistacchio è laborioso perchè è molto compatta.

Versare il composto nella teglia unta e infarinata e infornare in forno già caldo a 180 gradi per 40 minuti a seconda del forno.
Il composto che versate è molto fluido e lo ho reso tale proprio perchè la pasta di pistacchio è molto consistente.





200 gr di farina
60 gr di fecola di patate
1 bustina di lievito da dolci
180 gr di zucchero 
4 uova medie intere (circa 50 gr l'uno)
240 gr di latte
240 gr di pasta di pistacchio


potete farla nel bimby, o in qualsiasi altro mixer,  buttando tutto insieme e poi azionando fino a che gli ingredienti non diventano un bel composto fluido e omogeneo, oppure in planetaria prima i liquidi e poi le polveri, oppure a mano ma incorporare la pasta di pistacchio è laborioso perchè è molto compatta.

Versare il composto nella teglia unta e infarinata e infornare in forno già caldo a 180 gradi per 40 minuti a seconda del forno.
Il composto che versate è molto fluido e lo ho reso tale proprio perchè la pasta di pistacchio è molto consistente.



Ho dovuto tagliare subito una fetta perchè mio marito voleva assaggiarla subito, per cui la fetta doveva anche raffreddarsi.
La torta è morbida, umida, e con un netto sapore di pistacchio, c'è pure il colore verdino del pistacchio che non guasta.

Ho provato a mettere le gocce di cioccolato ma pure essendo piccole cadono nell'impasto molto liquido e leggero, per cui non le metterò più.

E dopo la prima fetta ne è seguita subito un altra.... spero di trovarne ancora questa sera che vorrei farla assaggiare a mia mamma....



venerdì 3 marzo 2017

troppo Masterchef Australia - Torta quattro quarti alle mele

Ebbene si pure io sono una Masterchef addicted, ma proprio che mi piace da morire, solo non la versione italiana ma quella australiana.
Come prima cosa i concorrenti non sono prime donne, ma sono persone normali, simpatiche spontanee.
I giudici inoltre sono 2 cuochi competenti e un gourmand simpaticissimo, non che quelli italiani siano meno competenti o meno simpatici, ma è diverso il modo in cui si pongono che mi attira: non mancano mai di rispetto, non ti dicono che “muorono” se mangiano un tuo piatto, in pratica ti dicono che fai schifo ma primo di tutto spiegandoti dove sbagli e poi senza mai svilirti.

Oltre al fatto che utilizzano una marea di bellissime carabattole in cucina come il bimby o le pentole a pressione elettriche e altre belle cosine.
In pratica questo programma mi ha conquistato moltissimo e ogni volta che c’è una nuova stagione me la metto subito in registrazione visto che mediamente la mandano in onda nel pomeriggio, santo sky myhd!!!!

Nell’ultima stagione uno dei concorrenti ha preparato una torta quattro quarti che per una impedita come me nel ricordare le ricette è una manna dal cielo.

Si parte dalle uova intere e si pesano, in base al peso delle uova si struttura la composizione della torta:
le uova pesano 100 gr? Allora ci andranno 100 gr di farina, 100 gr di zucchero, 100 gr di burro e il lievito istantaneo a seconda del peso dell’impasto ma questo è facile da ricordare o dividere, ma si può benissimo usare quella auto lievitante.





 
Il risultato è una torta morbida, soffice, dolce e che si mantiene per qualche giorno se non viene finita subito.



 
Io sono partita con 5 uova
250 gr di uova intere
250 gr di zucchero (ho usato quello di canna per un capriccio mio)
250 gr di farina
250 gr di burro (ho preferito 180 gr di yogurt e 70 gr di olio)

La ricetta originale prevede di montare a neve gli albumi e metterli da parte, montare i tuorli con le zucchero, inserire il burro fuso e le polveri (io ho fatto yogurt e olio) e poi incorporare gli albumi.

Io la ho resa difficile modificando le dosi ma è di una banalità estrema proprio per il calcolo dei pesi degli ingredienti.



Cottura in forno a 180° per 30/45 minuti a seconda delle quantità.

Per arricchire io ho aggiunto delle mele tagliate a cubettie per capriccio ho utilizzato uno stampo della Kaiser con fondo amovibile a forma di mela.



mercoledì 1 marzo 2017

Quaresima e i Veneziani - a Venezia non abbiamo paura dell'astinenza dalle carni

Dopo gli sfarzi e l'opulenza del Natale prima e del Carnevlae dopo, dopo il martedì grasso c'è il  Mercoledì delle Ceneri giornata di inizio della Quaresima, i 40 giorni che precedono la Pasqua,  in teoria è un giorno di digiuno e astinenza dalle carni, astensione che la Chiesa richiede per tutti i venerdì dell’anno ma che negli ultimi decenni è stato ridotta ai soli venerdì di Quaresima. L’altro giorno di digiuno e astinenza è previsto il Venerdì Santo.  
A Venezia fino a qualche anno fa, i macellai addirittura chiudevano in queste giornata, oggi ormai, che ci si venderebbe anche la madre, sono aperti tutti i giorni e poco manca che non siano aperti anche di domenica.
Secondo Famiglia Cristiana "La celebrazione delle Ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo. Dal punto di vista liturgico, le ceneri possono essere imposte in tutte le celebrazioni eucaristiche del mercoledì ma, avvertono i liturgisti, è opportuno indicare una celebrazione comunitaria "privilegiata" nella quale sia posta ancor più in evidenza la dimensione ecclesiale del cammino di conversione che si sta iniziando."
Personalmente ognuno si vive la sua religione come meglio crede ma io la valuterò solo dall'aspetto culinario senza entrare nei meandri della fede.
Storicamente tutte le religioni monoteiste prevedono dei periodi di digiuno: i musulmani celebrano il  mese di Ramadan, gli ebrei il kippur e i cristiani la Quaresima. 

Come dicevo a Venezia i macellai erano chiusi ma non è mai stato un problema tanto noi veneziani prediligiamo il pesce per cui i pescivendoli lavoravano sempre!

La tavola veneziana della quaresima non è di certo povera o parca.
Dato che la quaresima di solito coincide anche con l'inizio delle belle giornate tiepide, queste portano nei mercati frutta e verdura fresche, iniziano le produzioni primaverili e così assieme ai vari piatti di pesce più o meno ancora invernali si affiancano le primizie verdi.

Venezia vede molti piatti di aringhe affumicate, di baccalà secco, di anguille in umido nelle tavole di magro.
La “polenta e renga” veneta si prepara dissalando le aringhe, o  bollendole qualche minuto e poi ripassandole in padella oppure mettendole sulla brace e quindi togliendo la testa e le lische. I filetti vanno conditi su piatto con olio, aglio e alloro: le aringhe, in questo modo, si possono conservare per diverse settimane, nonché utilizzare per condire la polenta. Non solo: la povera “renga” è ottima anche coi bigoli, talmente tanto che potrebbe apparire “peccaminosa”.

Altro piatto-simbolo della Quaresima è il celebre bacalà alla vicentina (in realtà a base di stoccafisso) che in realtà a casa mia si mangiava alla vigilia di Natale (anche questo giorno di astinenza e digiuno).
In pratica a Venezia le direttive della chiesa per il digiuno e astinenza altro non erano che mere prese in giro proprio perchè le nostre alternative culinarie erano spesso migliori dei semplici piatti di carne.
Vuoi non  preparare un bel risottino coi piselli freschi? Ecco che arriv ail famoso "risi e bisi", oppure un buon risottino di verdurine fresche? Per voi ci sarebbe un bel risottino primavera.
Iniziano le erbe di campo a fare capolino tra i vari cespugli, e allora bruscandoli e carletti spuntano nei risotti o nelle frittate.
E i bei carciofi piccoli di Sant'Erasmo? ecco che arrivano le castraure famose.
E gli asparagi bianchi di Bassano o di Carole? che non vuoi cucinarti un ovetto da mangiarci assieme? sia mai che ci perdiamo l'occasione. Oppure asparagi e uova si ma di seppia.. ahh a Venezia non ci fa mica paura l'astinenza dalle carni.

Tradizione vuole inoltre che a metà quaresima si facesse festa perchè nel medesimo periodo c'era l'inizio ufficiale della primavera: e vuoi non trovare un modo per festeggiare anche nel periodo di digiuno? Sia mai e allora giù di frittelle come a carnevale.

Io vedo la mia Venezia come una città (la Serenissima), prima come repubblica e come potenza navale e ora come città italiana,  che ha sempre trovato il modo di riuscire a sovvertire ogni dettame che veniva dal mondo esterno per poterlo rendere legale facendo quello che ha sempre ritenuto più adatto a se stesa, in pratica com eun gatto che quando cade cade sempre in piedi.

a carnevale ogni frittella vale

Il Carnevale a Venezia non è solo una festa turistica, è con la C maiuscola anche se adesso se ne sono persi un po' connotati.
Quando ero bambina capitava di vedere in giro le signore veneziane abbigliate dei vestiti di famiglia (che adesso sono considerati costumi da maschera) andare in giro a far le spese. Era come se la Serenissima alzasse di nuovo la testa e facesse rivivere un po' i suoi fasti.
Adesso è quasi solo turistica anche se gli appuntamenti fissi ci sono sempre e sono le date dei famosi voli o delle varie regate.

Il carnevale noi iniziamo a festeggiarlo sulle nostre tavole dal 7 di gennaio (l'epifania che nel resto d'Italia tutte le feste porta via, a Venezia segna solo l'inizio del carnevale).
Nelle varie pasticcerie o nei panifici iniziano a venire sfornate frittelle, galani e castagnole, al solito per niente litgh perchè sono dolci fritti e ricchi di creme o uvetta e pinoli specialmente nel caso delle frittelle.

Ci sono vari tipi di frittelle da quelle "semplici" si fa per dire alla veneziana (ossia con uvetta e pinoli) riconoscibili perchè a forma di ciambella (che di solito si preparano per la Madonna della Salute) o sferiche ma comunque ripassare nello zucchero semolato, oppure quelle senza uvetta e pinoli ma farcite di chantilly o zabaione e da qualche anno con creme giuanduia, oppure ancora le frittelle di ricotta o quelle di mele.

Queste le ho preparate ieri sera che era martedì grasso 




500 g di farina 00
20 g di lievito di birra fresco
2 bicchiere di latte
40 g di burro
2 uova medie intere
60 g di zucchero a velo
4 bicchierini di grappa per ammollare l'uvetta
pinoli
uvetta di corinto ammollata nella grappa


Ho utilizzato la ricetta di un libro vecchio di casa modificandola per le mie necessità e coi miei ricordi di bambina.
Ad esempio ho messo l'uventa di corinto invece della sultanina perchè ha gli acini più piccoli e più zuccherini, non metto la scorza del limone perchè mia nonna non la metteva e ho messo meno lievito dei quanto ne voleva la ricetta perchè preferisco le lievitazioni più lunghe.

La sera prima o la mattina prima a seconda di quando si vuole friggere, si mette a bagno l'uvetta con la grappa.  Mediamente bastano 4 orette, giusto il tempo della lievitazione dell'impasto, per cui suggerisco di prepararle come primo passo.

Si scioglie, in una ciotola, al solito modo il lievito nel latte tiepido e si aggiunge un po' della farina fino a creare una pastella liquida e si lascia a riposo una mezz'oretta come se facessimo un lievitino.

Passato questo tempo si unisce ilr esto degli ingredienti alternano la farina restante ai compontenti liquidi, compresa la grappa delle uvette, (si devono aggiungere anche le uvette e i pinoli tostati) che essendo in parte zuccherata bilancerà la componente dolce dell'impasto che deve risultare molto morbido ma si deve poter staccare dalle pareti della ciotola.
Coprire la ciotola e lasciare riposare fino al raddoppio in un luogo caldo.

Si frigge in una pentola con abbondante olio caldo per cui preferite un pentolino piccolo di diametro ma alto di sponda in modo che le frittellle laggino proprio nell'olio.
Ci si aiuta con due cucchiai prelevando una noce di impasto e giocando come se volessimo comporre quenelle.
Si fa cadere l'impasto nell'olio bollente e quando da un lato è scurito e si gira dall'altro fino a restante colorazione.