martedì 14 marzo 2017

e poi arriva lui - elettrodomestici di casa - IL FORNO NUOVO

C'era una volta tanto tempo fa una donna che voleva sempre il forno a gas... poi se lo è comprato per la sua casa e ha scoperto che quasi tutto quello che preparava faceva schifo.

Scherzi a parte, da mia mamma ho sempre avuto il forno a gas e cucinare non era difficile, quando poi ho scelto la mia cucina ho cercato la stufa apposta con il forno a gas, un bel forno grande da 80 cm, ma non c'era verso di cucinarci dentro qualcosa di decente.

La scorsa estate poi, dopo mesi di odore di gas, ho scoperto che aveva pure una perdite allora per non rischiare la vita, ho parlato con mio marito e ho iniziato a cercare un forno che potesse piacermi.

Dopo attenta ricerca in internet ho trovato un negozio non vicinissimo ma che vendeva elettrodomestici da incasso molto belli e validi e un sabato mattina siamo andati a vedere.

Ne avevo trovato uno di una marca a me allora sconosciuta ma sulla carta prometteva molto bene e non costava nemmeno troppo per cui decidemmo per quello.

Lo comrpai e iniziarono i problemi: da subito dopo consegnato non funzionava bene.

Era un forno digitale ma come prima cosa non prevedeva la lingua italiana, ok so l'inglese posso farcela.
Però se lo accendevo la lucina restava sempre accesa e non si spegneva mai, ok nessun problema stacco la spina ogni volta.

Provo una cottura ventilata e non parte la ventola, ok c'è qualcosa che non va!

Il 24 di agosto chiamo l'assistenza (specifico le date per spiegare le peripezie della mia esperienza) e mi dicono che mandano il tecnico, però è in ferie e devo aspettare la settimana successiva: ci sta le ferie sono ferie e io posso aspettare.

Il tecnico arriva e mi dice che è un problam di scheda elettronica, che basta sostituirla e che in quel modo mi arriva anche la lingua italiana, però avrei dovuto aspettare settembre affunchè ritornassero operativi anche loro: nessun problema.

Due settimane dopo e siamo a metà settembre, torna il tecnico con la scheda, la monta e non funziona e pare che pure la portella sia carente di un gancio che con la chiusura chiude anche il circuito della luce.

Dice che torna in ditta e mi farà sapere.

Richiamano la settimana dopo e mi dicono che vengono a prendersi il forno così hanno tutto in sede e possono fare i vari test: ok e siamo a fine settembre.

A metà ottobre chiamo e chiedo informazioni: sembra che il forno non fosse destinato al mercato italiano ma che cambiando la scheda si possa sistemare, e io "guardi che la avete già sostituita e non ha sortito effetto" e loro "non si preoccupi che ci pensiamo noi!". Devono averci pensato a lungo perchè il forno è arrivato il  22 di dicembre, completamente diverso da quello che avevo scelto: io avevo scelto un forno combinato a vapore e mi è arrivato uno si di livello superiore ma senza vapore.

Il problema lo ho ovviato che quando mi serve il vapore inserisco una ciotolina di acqua nella leccarda, ma devo dire che ho un forno stupendo, si cucina di dio, è silenzioso, addirittura si spegne da solo se metto il timer di cottura.

Promosso il prodotto ma non l'assistenza per l'enorme disservizio e disagio creato.




lunedì 13 marzo 2017

Cake al limoncello



Ormai preparo almeno 3 torte a settimana per due bocche da sfamare.
Non mi sto assolutamente lamentando perchè almeno le mie du bocche mangiano qualcosa di sano ma il problema sorge nel tentativo di offrire sempre torte nuove e varie affinchè non vengano a noia.
Il mio forno ormai mi sta dando una soddisfazione dietro l'altra e allora mi piace anche fare esperimenti

Questa volta ho voluto provare uno stampo che avevo in casa da tempo immemore e lo avevo fatto comprare a mia mamma quando ho voluto fare un tentativo con il Christmas Pudding, una orribile ciofeca era uscita quella volta.
Ma io mi chiedo come si faccia a preparare un dolce della consistenza dei un pane duro farcito con canditi e come elemento grasso il GRASSO DEL ROGNONE: solo la perfida Albione potrebbe inventare un "dolce" assassino....
Sta di fatto che lo stampo secondo me ricorda quello della brioches francese lievita devo dire che comunque anche con una torta a impasto mordibo mi ha soddisfatto oltre al fatto che ho visto lo stupore negli occhi di mia figlia perchè la sua mamma aveva creato una torta a fiore.



L'impasto è semplicissimo solo che ho voluto renderlo più fluido perchè primo non dovevo inserire gocce di cioccolato e secondo perchè se l'impasto è morbido "sale" lungo le pareti dello stampo sviluppandosi in altezza.

150 gr di uova intere
150 gr di zucchero (io ho usato quello vanigliato)
la scorza di un limone bio grattuggiata
una confezione di panna fresca (250 ml)
250 gr di farina
1 bustina di lievito
120 ml di limoncello

o si procede prima con le uova, lo zucchero e la buccia del limone e si crea la solita massa spumosa, poi si aggiungono le polveri e alla fine panna e limoncello oppure tutto nel mixer assieme e si aziona, a vostra scelta.
Stampo alla base da 18 cm e poi sale fino a 24, ma si può usare uno stampo da 20 senza problemi.


forno caldo a 180 per 35/40 minuti a seconda del forno.

Sia la scorza del limone che il limoncello rendono la torta leggera e aromatica.
Appena sfornata si aggira per casa un lieve sentore di limone e poi da fredda invece il seontore di limone resta in bocca che è un piacere.
La torta in qeusto caso viene alta e secondo me si presta anche a essere farcita e glassata: è un impasto soffice ma strutturato per cui si può anche decorare.


domenica 12 marzo 2017

il ghetto ha le orecchie - orecchie di haman per Purim

Venezia negli anni ha sviluppato un gradissimo rapporto con la comunità ebraica tanto che questa è diventata parte integrante della città, certi lavori, tipo prestare denaero, che ai cristiani veniva vietato dalla chiesa cattolica agli ebrei era concesso. In campo del ghetto infatti c'è uno dei più antichi banco dei pegni esistenti in Europa.
Storicamente si ha presenza di mercanti ebrei fin dal medioevo, nel 1385, una Venezia ben poco bigotta ma molto permissivista, concesse, tremite una "condotta" ai primi prestatori di denaro tedeschi di operare in città, i quali si installarono in modo stabile in città.
Forse perchè troppo avidi loro o troppo avida Venezia stessa, la condotta non fu più rinnovata dal 1397, pare il banco dei pegni non lavorasse come comodava a Venezia....
Poi nel 1541 la Serenissima concesse il Ghetto Vecchio ai Levantini, a cui seguì l'arrivo dei Sefraditi.
Molti furono i giovani ebrei che si iscrissero all'università e molti diventarono medici,
Venezia con la scusa e l'opportunità di riprendersi dalle guerre contro i Turchi, vide negli Ebrei un'ancora di salvezza economica, unico veto era la possibilità di vivere dove volevano, in un certo senso era una repubblica bigotta.
Il Ghetto divenne la zona di Venezia ufficiale dove le nazioni potevano vivere, ognuna aveva la sua sinogaoga, tanto che ancora oggi se ne contano 4, più altre scolette, nascoste e mimetizzate all'interno delle case del ghetto.

Nel ghetto la vita è scandita ancora dal calendario e dalle festività ebraiche, per cui i sabati è normale vedere teffilin e Kippah e tante donne con abiti lunghi e neri che vanno a mangiare nei ristoranti kosher.

I miei ricordi del liceo erano le deviazioni in ghetto a fare le spese al panificio Volpe che da anni preparare dolci per tutti quanti ne vogliano beneficiare.

Ci sono le impade, gli zuccherini, le azzime dolci, e orecchi di hamann e altre delizie.

Quando andavo al liceo spesso deviavo per andare a comprare i dolcetti in panificio in ghetto che tutt'ora li fanno, ma questa volta ho voluto provare a farli a casa.

E poichè si sta avvicinando Purim (12 marzo) ho voluto provare a rifare a casa le orecchie di hamann che altro non sono che dolcetti di frolla ripieni di un cuore di marmellata: io ovviamente non sono ebrea e non ho dettami kosher da seguire ma spero di non aver creato un abominio.

Ingredienti per 20 orecchie di Aman:
50 gr di uova intere
120 gr di zucchero
70 ml di olio
250 gr di farina / un cucchiaio di cacao amaro
1 cucchiaino di lievito in polvere
Marmellata o cioccolata


Preparazione: Unire la farina con le uova battute, l'olio e lo zucchero, aggiungere il lievito, eventualmente il cacao.
Quindi, spianata la pasta, ritagliare dei triangoli e poggiare su ogni quadrato uno o due cucchiaini di marmellata o cioccolato. Ripiegare a metà e saldare i 4 bordi. Poggiare i biscotti sulla piastra del forno preriscaldato a 190 gradi e che avrete precedentemente unto. Cuocere per 20 minuti.
Essendo senza burro, la frolla tende ad esser un po' più dura e quelle con la marmellata restano più umide mentre quelle con cacao e cioccolato sono più durette.



venerdì 10 marzo 2017

verza sofegada e salsiccia

Oltre agli orti veneziani, il mercato è spesso rifornito dai "cugini di Campagna" che portano oltre ai loro ortaggi anche le loro ricette.
La tavola veneziana spesso si arricchi di robusti e corposi piatti campagnoli tipici della tradizione veneta.
Le verze venivano e vengono tutt'ora spesso servite accompagnate dalla salsiccia. In questo caso la salsiccia è ben diversa da quella bianca e grassa per i risotti, ma contiene una maggiore componente di carne proprio perchè doveva dare sostentamento e arricchire di proteine i piatti invernali.

Il buono della verza è che deve "prendere il gelo" e deve proprio letteralmente congelare perchè poi in cottura risulta più morbida e meno fibrosa.
Questo è uno dei motivi per cui la verza si consuma in inverno, oltre al fatto che o stufata con della pancetta, o il piedino di maiale, o accompagnata al cotechino o appunto con le salsicce come nel nostro caso, la rendono un contorno decisamente invernale.
Personalmente in estate preferisco alimenti più leggeri e preferibilmente con più breve cottura.

Giorni fa ho trovato al mercato una bellissima verza con le foglie esterne violette, ma all'interno erano di un brillante verde chiaro.

Tagliare la verza a pezzi sui 5 cm, tritare la cipolla assieme alla pancetta, fare imbiondire tutto in padella, aggiungere le salsicce, intere, a pezzi, importante è che non siano sfarinate e sgranate, in pratica il pezzo in bocca deve esentirsi.
Insaporire di sale e pepe e fare cuocere circa 30-45 minuti a fuoco lento, io preferisco le pentole in ghisa ma mia mamma ad esempio usava la pentola a pressione che riduceva anche i tempi.
All'occorrenza si aggiunge acqua per non fare seccare.


Di solito del verze sono quelle verdi scure e dopo lunghe cotture diventano ancora più scure, ma essendo la mia un verzetta piccola e chiara ho voluto provare a tenerla chiara, tagliando pezzi piccoli e aggiungendola proprio il tempo della cottura senza dover portare avanti troppo il tempo sulla fiamma,